martedì 27 novembre 2012

Il mare negli occhi

Se vi fermaste per un attimo ad osservare la galleria di tipi umani che ogni giorno vi circonda, vi accorgereste che dietro ogni volto esiste un mondo misterioso che, forse, nemmeno il legittimo proprietario riesce a decifrare.
Se vi fermaste per un attimo ad osservare, forse, sareste più indulgenti con il tipo che indossa quella orribile camicia di flanella, ampia, a scacchi verdi (di quelle che si usavano nei primi anni '90), che arranca spingendo in avanti la testa - come se quel movimento potesse fargli acquistare maggiore velocità - oppure con il tipo dalla lunga chioma argentata, raccolta in una coda da un elastico rosso, che vi attraversa improvvisamente la strada costringendovi ad una brusca frenata. Con la sua giacca scura, gessata a righe bianche e rosse, su pantaloni beige, sembra uscito da un numero di cabaret!
Se vi fermaste per un attimo, sareste più indulgenti persino con me che scrivo queste righe mentre aspetto il mio turno al catasto, infischiandomene della signora grassoccia col rossetto rosso, che urla per la sala chiedendo a tutti qual è il loro turno per capire chi è l'ultimo.
A me, invece, viene un po' difficile essere indulgente con l'amministrazione che ha, prima, acquistato un sofisticato software, con tanto di display touchscreen, per smistare il pubblico nei vari uffici a seconda delle necessità di ciascuno, e poi, per mancanza di fondi, lo ha lasciato spento in bella vista a mo' di oggetto d'arredamento (confesso che la sola laurea in giurisprudenza non è sufficiente per capire su quale tasto pigiare e così finisci per premerli tutti, ritrovandoti con una mole di bigliettini dalle strane sigle. Forse è un bene che la sua era sia finita).
A ben guardare però, se vi fermaste un momento, sareste più indulgenti anche con voi stessi.
Se aveste, come me,  la fortuna di vivere su un'isola dalla forma triangolare, vi accorgereste di com'è facile attraversare la strada - sulle strisce pedonali, mi raccomando! - e ritrovarvi con le scarpe affondate nella sabbia.

Foto da web

Lì vedreste centinaia di altre orme, ognuna con una storia, e vi divertireste a calpestarle, un po' per cancellare la prova del passaggio di quel visitatore, un po' per immaginarvi nei suoi panni (ma chissà se vi conviene il cambio!). E con la testa china sui passi di un altro, la vostra vista si aprirebbe su una distesa azzurra.
Siete nel Paese delle Meraviglie, pur non chiamandovi Alice. Benvenuti!
A questo punto prendete la vostra borsa e sedetevici sopra o, se preferite, sporcatevi pure, poggiandovi sulla sabbia umida.
Perché vi dico tutto questo?
Perché a volte, dovreste coccolarvi e dimenticare gli affanni quotidiani o, quantomeno, metterli da parte per un momento. Lasciarvi tentare dalle conchiglie sparse sulla sabbia e raccoglierne un po', come quando eravate bambini.
Se proprio non ci riuscite, già che siete nel Paese delle Meraviglie, lasciatevi ipnotizzare dalle onde che si ripiegano su se stesse in quella specie di grugnito dolce, mentre un odore salmastro invade i vostri sensi.
Osservate come, nel ripiegarsi, l'onda sembri quasi stringere nel suo pugno la sabbia per poi abbandonarla senza vita.
Se poi una nuvola nerastra si ferma sopra di voi, vedete come sotto quella luce il mare assuma una colorazione verdastra. Strizzate gli occhi e piangete. Piangete forte dinnanzi a quella meraviglia. Urlate per la commozione o per ogni piccolo dolore dei vostri giorni.
Piangete pure. Le onde, si sa, sono discrete. Non si duoleranno di quel piccolo disturbo; anzi, canteranno più forte. Le vedrete rizzarsi in piedi, gonfiando il petto quasi a sfidarvi e urleranno più forte.

Foto da web
Ancora una volta, voi siate indulgenti.
Andate via in punta di piedi, seguendo il suono della gocciolina che scende lungo una parete. Non spaventate la lucertola sul muro.
Ritornate alle vostre faccende con il cuore sgombro.
Se poi non avete, come me, la fortuna di aver messo radici su di un'isola triangolare, recatevi nel posto del vostro cuore e lasciatevi tormentare dolcemente.
Iniziate l'avventura di un nuovo giorno con l'agitarsi delle onde ancora negli occhi.


Lilla, l'altra metà di Narcysa

3 commenti:

  1. Mi sa proprio che un po' ti odio sai? Non è possibile che la finisco sempre con la goccia al naso e all'occhio...

    RispondiElimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...