Visualizzazione post con etichetta bimbi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bimbi. Mostra tutti i post

mercoledì 20 febbraio 2013

Mai più, mai poi!

Eccomi qua, riappaio dopo un periodo sabbatico fatto di progetti, nuove idee, pianificazioni varie.
Ovviamente, la costante sono sempre loro, i mocciosi! Quelli non vanno mai in vacanza, non c'è pericolo! Vi delizio con una delle ultime..



Ho avuto una brillante idea, un'ideona geniale, veramente: vado a prendere all'asilo i miei due + i gemellini, ricordate?
Mi assicuro con la loro mamma che le maestre abbiano la delega per affidarmi i bimbi, e mi lancio senza paracadute in questa meravigliosa ed inebriante avventura.

Dopotutto sono bionda, non bisogna dimenticarlo, quindi affronto la vita con quella leggerezza che rende tutto molto...frizzante?

Carica come una molla arrivo a scuola. Salgo le scale di nascosto sperando che J. non mi veda dalla sua classe, e prendo prima i 3 grandi. Nell'aula del mio Grande non ci sono problemi, la maestra mi conosce e mi affibbia il gemello 1 senza problemi. Escono di classe cinguettando allegri, li faccio vestire e mi incammino a prendere l'altro gemellino, muovendomi a fatica tra la fiumana di genitori e bambini che affollano il corridoio. Mi raccomando con il mio di fare a modino, di aiutarmi, di vestirsi e raggiungermi e starmi vicino.

...

Entro nell'altra aula e il gemellino 2 mi salta al collo tipo scimmietta, si abbarbica e non si muove più. La maestra mi fa una domanda del tipo 'Lo prende lei?' e io già inacidita e sudata le rispondo 'Mah, mi sa proprio di si!' e poi le faccio presente che c'è la delega. Ho trovato l'unica maestra che segue le regole, quindi - giustamente - mi chiede un documento. Poco conta che l'altro gemello e il mio corrano dentro e fuori dalla classe chiamando l'Abbarbicato, lei il documento - giustamente - lo vuole vedere. E glielo do. Intanto, entro ed esco anche io dalla classe per monitorare gli altri due, che ovviamente si fanno i fatti loro. Il mio Grande corre su e giù come un matto, facendo improbabili scivolate, spogliandosi, correndo in  bagno, saltando sulle panche, sentendosi irrimediabilmente un super eroe. E' felicione, è super felicione!


foto da web


La maestra che - giustamente - voleva vedere il documento, lo spulcia perplessa, vedendo che il mio indirizzo non è qui ma in un'altra città, addirittura in un'altra regione. Spazientita, le faccio presente che ho altri due bimbi che mi aspettano per non parlare del quarto al piano di sotto, e davanti alla sua espressione perplessa le assicuro che non sono discesa dal nord per rapire i bimbi e portarli oltrappennino. Faccio breccia, e mi lascia andare. Mi scrollo l'Abbarbicato di dosso, li vesto e rivesto, li metto in fila e li porto di sotto, dove li scongiuro di aspettarmi seduti su una panchettina mentre recupero il mio biondino, che ormai mi avrà data per dispersa. Infatti la sua prima frase è 'mi lassavi qua da solo???????? Uei ragasssi ci sono anch'io!!!'. L'uscita da scuola è degna di Mary Poppins, tutti bellini in fila e per mano. Arrivati alla mia scassatissima C3, l'ex Abbarbicato mi fa 'Che bello, una mercedes, è la tua macchina?'. Come potevo portargli via questa illusione?  Li carico a bordo, li stipo in qualche modo sui sedili e ci avviamo a casa. Sembra fatta.

...

Già, SEMBRA. Il peggio ha da venì.
La prima mezzora è delirio: lavo 4 paia di mani, acqua ovunque, cambio i miei, pipì tutti quanti con una gara di piselli e una gara a chi mira meglio l'acqua. In tempo zero, il pavimento del soggiorno è ricoperto di lego, supereroi, e animali. Tutto, hanno tirato fuori tutto. Decido di non avventurarmi in soggiorno per il resto del pomeriggio. Merenda- time: gli ho comprato la pasta di pane, si preparano le focacce!!! Li piazzo attorno al tavolo della cucina, ciascuno con il suo grembiulino, il suo pezzo di pasta, la carta forno scocciata al tavolo, un cicinin di farina. I piccoli cuochi-per-mezzora si comportano bene. Mi allontano un nanosecondo e sento ridere e urlare.


foto da web


Sono tentata di non tornare, e invece... Torno. Trovo J. ricoperto di polvere bianca, la sua si deve essere misteriosamente e miracolosamente duplicata, e con una palla di pasta di pane nei capelli. Capelli che sono lunghi. Perché, perché non glieli tengo a spazzola????? Tant'è. Che faccio? Il piccolo uomo, felice della sua impresa, continua a spiaccicarsi la pasta nei capelli, orgoglioso e tronfio, emettendo versi gutturali. Gli altri ridono allegri. Perché non lo lavo subito?? Perché ne ho altri 3 da guardare, il forno è acceso e non mi fido a lasciarli soli in cucina, il tempo di infornare è arrivato e si sono spazientiti, vogliono concludere e mangiare. Quindi schiaccio lo schiacciabile dalle schifezze che hanno nei piatti, aggiungo sale e olio, li pulisco e li mando a giocare. A questo punto, agguanto il biondo, lo porto il bagno e mi accorgo con orrore che la pasta si è già parzialmente seccata. Provo a pettinarla, a lavarla, insomma, le provo tutte, e alla fine ricorro all'unica soluzione fenomenale: la forbice. Con un semplice ZAC, il problema pasta è risolto, ho fatto lo scalpo a mio figlio e mi sento molto sollevata. Lui per vendetta nel corso del pomeriggio me ne combina altre, ovviamente, sbrodolando succo di frutta in giro per casa e soprattutto sulle coperture dei divani nuove di tintoria, sputacchiando qua e là con somma gioia del suo pubblico di cinquenni, i quali a loro volta si sentono molto spiderman in erba e si arrampicano un po' ovunque. DE LI RI O!


foto da web


Vi risparmio  lo strimpellare straziante dell'ex Abbarbicato al mio pianoforte, la testa di jeeg robot che finisce nel water mentre J. fa la cacca, gli altri due che litigano e poi fanno pace e poi rilitigano e rifanno pace.

Il citofono mi salva, arriva la mamma dei gemellini, che in realtà sono poi adorabili. Mezzora circa per convincerli ad andarsene, con le solite domande dell'ultimo secondo fatte sulla porta di casa con le giacche già indossate 'Mi fai vedere il mappamondo? Mi dici dove abitano tutti questi animali? Posso giocare con il veliero in camera tua?'. Vanno. Io resto. Andrei anch'io!

Oggi? Oggi sono a letto con un super raffreddore da urlo, il mio sistema immunitario ha deciso che questo è l'unico modo per farmi riposare.

A quando la prossima visita della delegazione di nani? Mah, vedremo, se non soccombo vi aggiorno!

Simo V.


martedì 25 dicembre 2012

...e la pausa digestiva!


Sono certa che non avete idea di quanta magia ci sia nell'aria durante il pranzo di Natale.

Io si. L'ho scoperto oggi! Già. Avevamo appena attaccato bramosi un succulento secondo piatto, quando J. comincia a frignare. Ok, in realtà aveva già cominciato da qualche minuto, ma... mettiamoci la gente, il nervosismo per essere stato 'servito' dopo gli altri, l'emozione della giornata.. le scuse si trovano sempre per giustificarli.
E invece no.
Frigna, rifrigna, lo acchiappo e cerco di lanciarlo a letto pensando 'mah, sarà stanco'. E lui piange. E ripiange.
LUI! No, c'è qualcosa che non va.
'Hai male? Hai la bua da qualche parte?'
'Ti, qua!!'

Ok. La guancia. Gli spalanco le fauci, vedo l'interno-guancia particolarmente rosso... e in effetti, sbava un po'! Penso all'orecchio, magari ha sbagliato mira mentre indicava. Ad ogni modo, dopo altri pianti e lamenti, lo vesto e via che si parte verso  la guardia medica, con mezza patata arrosto in bocca.

E qui scatta la vera magia di Natale: saliamo in macchina e giriamo per le strade come se fosse notte ma con la luce, non c'è in giro NESSUNO! Entro alla guardia medica e non c'è NESSUNO! Ci ricevono subito, lui scappa ovviamente, e urla, e scalcia, e si dimena.



Una volta braccato, lo visitano in due - perché una non era sicura. Dopo avermi prescritto cortisone e antibiotico perché 'è un po' rrrrrrrrrrrrrròsso in gola, un po' rrrrrrrrrrrrrrrrròsso nell'orecchio, un po' rrrrrrrrrròsso in bocca', schizzo in farmacia, proprio lì di fronte, la farmacia più frequentata del mondo. Entro, e non c'è NESSUNO! Nemmeno quelli che servono!!!!!!!! Stavano amabilmente chiacchierando, che carini!

Ad ogni modo, nel giro di mezzora neanche eravamo già di ritorno, con J. infuriato e addormentato, mal di testa post pranzo o forse da boccone-rimasto-a-metà, e soprattutto in tempo per il dolce, dopo questa inaspettata pausa digestiva.

E buon Natale a tutti!

SimoV.


venerdì 21 dicembre 2012

La mezz'ora che ti cambia la vita (lavorativa).

Eh si, tra le altre cose (nasi, pianti, litigi, giochi, risate) bisogna anche lavorare.
Io sono traduttrice, e durante l'ultimo anno ho seminato per trovare nuovi contatti lavorativi, nuove collaborazioni.
Una di queste, puntuale, ha suonato alla mia porta settimana scorsa.

Poteva il tempismo essere meno opportuno? Più inopportuno? Beh, giratela come volete, ma come sempre le cose arrivano tutte insieme. E le occasioni vanno prese al volo, no?

Accetto la traduzione, garantisco una data di consegna, lunedì, e poi... la mia vita prende il sopravvento! Due dei cinque giorni di lavoro si volatilizzano perché in altre faccende affaccendata (ad esempio, l'acquisto e montaggio del letto a castello per le creature - Handy Mammy mode on - programmato da tempo).
Ma in qualche modo scrivo, traduco, consegno. Lunedì sera. Col fiato sul collo.

Ieri, dicevo.
Ieri.
Può pomeriggio essere meno azzeccato? Ovviamente no!
Lui per l'appunto tornava a casa tardi, la nonna-sitter mi garantiva copertura per J. fino alle 18.30, io ero a judo con il Grande, e saremmo rincasati solo verso le 18.30, appunto. Ma mentre guardo il mio bambino scorrazzare sul tatami, ecco che squilla il cellulare.
L'agenzia mi chiede un confronto su alcune scelte operate nella traduzione. "Puoi al più presto?"
AL PIU' PRESTO per me è sempre. Nella lista delle mie priorità tutto va fatto al più presto.

Prendo una sorta di appuntamento telefonico verso le 19, o anche prima se possibile.

Da lì, il delirio: finisce la lezione, acchiappo il bambino sudatissimo e gli cambio i vestiti alla velocità della luce, anche se con il sudore 'sti cavolo di vestiti non ne vogliono sapere di scivolare sulla pelle e si inceppano. Perdo secondi preziosi. Vitali. Guido nel traffico come e meglio di Schumi ai tempi d'oro (ma dove va tutta questa gente a quest'ora???????????), arrivo a casa dove il piccolo febbricitante mi si attacca alla gamba. La nonna si volatilizza, caccio il Grande nella doccia mentre il piccolo va avanti e indietro in bagno a tutta velocità sul triciclino sbattendo sul calorifero e urlando come se fosse in preda a... boh! Cosa può avere da urlare così, un semplice bambino di 3 anni? Acchiappo l'altro dalla doccia, lo vesto da bagnato - sempre 'sti cavolo di vestiti che non ne vogliono sapere di salire... -  e gli asciugo la testa, spiegandogli che 'ora la mamma deve fare una telefonata di lavoro importante, quindi fate i bravi, anzi, se fate i bravi vi faccio vedere Scoobydoo!!! Figata!!!!'. Lo supplico. Va bene, confesso, lo imploro.
Li piazzo davanti alla tele dove comincia fresca fresca una puntata dei Fantagenitori (che non ho mai visto, ma il titolo mi si addice). E prendo in mano il telefono.

foto da web

Comincia una dissertazione sulla lingua inglese e sulla lingua italiana, molto edificante, molto sul filo del rasoio, ovviamente. I toni sono gentili e rilassati, impariamo a conoscerci. E' gente meticolosa, seria.
Come me, una volta.

Poteva andare tutto bene? Ma certo che no, via!

A un tratto, infatti, sento urlare. 'DAI!!!!!!! MADDAIIIIIIIIIIIIIIIII SPOSTATI TI HO DETTO!!!' Arriva il grande mugolando. Copro il microfono del ricevitore, mi metto in ginocchio, supplico di nuovo, ma i versi passano ugualmente dall'altra parte, e sono costretta a scusarmi 'un attimo, torno subito, sapete, i bambini stanno un po' litigando'.
'Si, figurati, non c'è problema, se credi continuiamo domani.'
DOMANI? Io non ho un domani! Meglio subito, domani è peggio ma non posso dirglielo!

Vado, risolvo e torno. Prima di tornare, faccio un'ulteriore promessa: cena davanti alla tele.

Riprendo l'amabile confronto con quelle che - vi ricordo - forse mi daranno altro lavoro.

A un tratto sento gridare, un tonfo disumano, e urla in contemporanea che lacerano lo pseudo silenzio nel quale ero.  Arrivano correndo, piangendo, strillando, tenendosi uno la fronte e uno la testa. Congestionati. Lacrimosi. Quasi quasi piango anch'io.

foto da web

Si sono fatti male, non c'è ombra di dubbio. Quindi con la voce che trasuda una finta allegria serenità spensieratezza leggerezza nonché giramento di palle mi congedo 'scusate, questa volta si sono proprio fatti male, vi richiamo tra pochissimo se non vi dispiace, ci metto un attimo!!!'
Maremma spettinata, che figura, che figura di ****issima! La mia telefonata di lavoro sfuma miserabilmente.

Medico il medicabile, consolo il consolabile, e a me non mi consola nessuno.

Risistemati i pargoli, riprendo con vergogna in mano il telefono, chiamo nuovamente, concludo il controllo del testo mogia e abbacchiata, una parte dentro di me piange un po'. Mi scuso per la telefonata poco professionale... 'Ma va, figurati, ci mancherebbe.' Si, vabbè.
In questo stato d'animo, riguardo la mia traduzione, e mi chiedo come sia possibile pretendere di lavorare da casa quando in casa ho già un altro lavoro da fare. La mamma. Sempre e comunque.

La traduzione l'ho consegnata. Vediamo se mi sono giocata la collaborazione. Probabilmente avranno pensato di essere al telefono con una casa di pazzi. E come dargli torto?

Ma il motto è: sorridere, sempre.
Anche davanti alle avversità.

Ecco perché sorrido sempre.

Simo V.


lunedì 3 dicembre 2012

Un raggio di sole tra le gocce di pioggia

Piove, anzi: diluvia. Gocce grosse e pesanti.

'Mammaaaaaaaaaaaa cosa facciamo? Giochi? Giochiamo? Mamma mamma maaaaaaaammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!! Se non vieni lo meno! Mamma mi menaaaa!!!'

E fin qui, tutto ok.

Poi la domanda del Grande che non vorrei quasi mai sentire: 'Mamma, mi dai i pennarelli?'

Ecco. Mi trovo in difficoltà. Tirare fuori matite pennarelli pastelli in casa mia è tabù, da un paio d'anni.
Prima era un proliferare continuo di pesci, pesciolini, pescetti. Mostri e astronavi. Poi sono apparse le prime righe sui muri, sul frigorifero. Ma la cosa è stata arginata.
Poi, è arrivato lui: J. La vendetta.

Ciuccia avidamente l'inchiostro dei pennarelli, mangia i fogli di carta, rosicchia i pastelli e le punte delle matite, e cerca di ammaliarti con sorrisi colorati. Da allora la nostra attività pittorica si è di molto ristretta, fin quasi a scomparire. Ho un piccolo artista in erba che non si può esprimere liberamente..
A meno che J. non sia a nanna o altrove.

Quindi alla supplica del Grande 'Mamma mi dai i pennarelli??? Devo creare!' come faccio a dire di no? A resistere?
Ma J. è in altre faccende affaccendato, quindi decido di correre il rischio.

Come sono ingenua.

'Maaaaaaaaaaaammaaaaaaaaaaa posso prendere i fogli della tua stampanteria?'
'Stampante, amore, solo stampante. Si, prendili e fanne buon uso'.

Dopo un po', il giovane pittore arriva correndo, interpretando il consunto ruolo di bambino che ne ha combinata una a sua insaputa. 'Maaaaaaaaaaammmmaaaaaaaaaaaaa scusa non volevo... sai com'è, mi pareva che fosse il foglio, e sono uscito un pochino dai bordi... Ma non sei arrabbiata vero?'

E io, picciona ingenua: 'Ma no amore, la mamma pulisce, capita di uscire dai bordi. Dai, fammi vedere.'

Non si sposta, non mi fa passare.
Lo sposto di peso. Vado in soggiorno, dove J. continua placidamente a farsi i fatti suoi.
Ecco cosa trovo.



No. I fogli della mia stampante non sono color parquet.
Si. Ha disegnato per terra.
No. Non è solo uscito poco dai bordi.
Si. Ha proprio spostato il foglio e usato la 'lavagna gigante' che è il pavimento.

Sospiro. Profondamente.
E conto fino a 1500.

Guardo fuori dalla finestra, e vedo tra le gocce d'acqua e le nuvole scure un raggio di sole.
Poi guardo il mio bambino, il suo sorriso disarmante e un po' preoccupato, e mi accorgo che il sole, dopotutto, ce l'ho in casa.




Simo V.

venerdì 19 ottobre 2012

15 minuti di ordinaria follia

Foto da web
Ok. Qualcuno la chiama legge di Murphy, io le chiamo coincidenze cosmiche, fatto sta che in certi momenti se può andar peggio, peggio andrà.

16.15 Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin! Un'allegra scampanellata mi annuncia l'arrivo del tecnico della caldaia. I bambini stanno ovviamente ancora dormendo, e il simpatico tecnico varca la soglia con un sonoro "ECCOMI! SONO IL TECNICO!" Bello lui. Tutina blu e due cassette degli attrezzi. Per fortuna che ha specificato, temevo di scambiarlo che so, per la nonna della vicina.

Entra fa briga disfa, e io prego che i cuccioli dormano il più a lungo possibile.

Ma ovviamente no.

Cotanta grazia mi è negata.

Si sveglia il grande. Beh, a 5 anni uno è grande, no? Pane e nutella appaiono per miracolo sul tavolo, con una borraccina d'acqua che lo cheta per 5 minuti. Giusto il tempo che serve a quell'altro per svegliarsi. Eh già. Si sveglia. Si apre la gabbia. E compare lui, Pulce. Maremma spettinata, inizio a sudare. Il povero tecnico su mio suggerimento comincia a raggruppare e nascondere i suoi preziosi attrezzi, io cerco di distrarre la belvetta bionda che con la sua vocetta imperiosa mi dice "Mamma, cacccca!" Bene, per 5 minuti siamo salvi. Se gioca nel mentre.

Ma ovviamente no.

Mentre il grande fa merenda ed erudisce il tecnico sulla vita e la morte delle zanzare autunnali, il piccolo torna, si arrampica sgraziatamente sul seggiolone  sul quale scopro con orrore dei biscotti spiaccicati e ormai calcificati  frutto della colazione mattutina, comincia a mangiare con gusto pane e nutella dipingendo baffi marroni ovunque il suo microdito riesca ad arrivare, e cerca di far vedere al solito, povero tecnico i suoi disegni appesi alla porta. In realtà, uno: il suo autoritratto.

L'autoritratto di Jacopo


Ah, che sciocca, dimenticavo. Nel frattempo suona il telefono. 3 squilli. Non riesco a rispondere, non ne ho materialmente il tempo, ma capisco chi possa essere. Manca la ciliegina sulla torta.

La suocera.

Foto da web
Mentre il Poverotecnico cerca di spiegarmi la programmazione del termostato - posizionato in un angolo infelice, tanto che per vederlo manca poco che mi debba arrampicare sul Poverotecnico - nell'ordine succede questo: il Grande comincia a parlare a raffica, mi si arrampica alle gambe perché 'voglio vedere e capire anch'io, mamma!', tutto ciò con baffi marroni che gli dipingono le gotine; lo allontano con un piccolo e aggraziato calcetto, lui si arrampica sul lavandino della cucina, apre l'acqua, dice di volersi lavare il muso, torna bagnato e sporco come prima, e lascia l'acqua aperta. Pulce non è da meno, si attacca all'altra gamba (per fortuna ne ho solo due!) e comincia a scuotere l'avanzo di libreria davanti al famoso termostato. E si pulisce la bocca sporca sui miei pantaloni bianchi della tuta. Colpa mia. Cosa ci faccio in casa di bianco vestita??
Tutto qui?

Ma ovviamente no.

Risuona il telefono. Rispondo. La suocera sta arrivando. Metto giù cercando di riprendere per l'ennesima volta il discorso con il Poverotecnico che pazientemente sorride e attende. E invece risuona il telefono. La suocera non viene più. Ma oltre a questa comunicazione di servizio, mi attacca una pezza legittima, ci mancherebbe, ma proprio oggi? Proprio ora? Perché di solito mai, ma ORA si???!?!?!??!?!?!?? Sudo. Inizio a innervosirmi. I bambini ovviamente lo captano e cominciano a strillare per giocare in giro per casa. Il Poverotecnico scappa.

Ora sono qui che scrivo, e loro due si stanno menando a sangue.

Penso che stasera uscirò a comprare le sigarette.
Ok, non fumo, ma ho mille buone ragioni per cominciare proprio stasera, non credete??


mercoledì 3 ottobre 2012

...e prendiamoci alla lettera!


Piccola incursione, non potevo proprio farne a meno.
Ecco i miei ultimi 15 minuti. Vado all'asilo a prendere il piccino, da ora in poi Pulce.

Lo trovo sdraiato per terra, tipo morticino, con lo zainetto e un sacchetto biodegradabile - si, di quelli fatti col mais ma che puzzano tremendamente - con dentro le scarpine nuove, i pantaloncini della tuta nuovi, calze e mutande. "Ho fatto tutta la pipì enorme dentro alle ssssscarpe nuove!" Esclama gioioso. Ok. Siamo gioiosi. Scarpe nuove e pantaloni nuovi? Si, ieri. Ma oggi del resto è un altro giorno.
Lo faccio rialzare, in qualche modo raggiungiamo la macchina, arriviamo a casa. Nel vialetto sotto casa gli dico 'Amore chiama papà che ti sta aspettando!'
Pulce: 'Pappààààààà Giugnano!!!! Pappààà Giugnanooooooo!'
Quell'altro ovviamente non sente.
Io: 'Amore chiamalo ancora...'
Pulce: 'Pappààà Ancoooooooraaaaaaaaaaaa! Uè, ma è sordo?'
Ok. Un classico. Come le vecchie barzellette 'Chiama l'ascensore' 'Ascensoooooooreeeeeeeeeeee!'. Ecco, lui è uguale. L'ascensore lo chiama a voce. Il papà, come capita.

Buon pomeriggio a voi. Il mio, è appena cominciato.

Simo

lunedì 1 ottobre 2012

Mamme si diventa. Nonne pure. Suocere si nasce.

Ho due bimbi. Cuccioli. Me li gestisco e spupazzo io, con il prezioso ausilio di tanto in tanto della mia speedy-mamma. Il ringraziamento di cuore è tatuato sulla mia pelle.

Però.

Foto da Web
Però, come dicevo, mamme si diventa, non si nasce imparate, nessuno te lo insegna se non i tuoi bimbi, giorno dopo giorno, errore dopo errore, successo dopo successo. La mia speedy-mamma sembra invece nata per essere la nonna perfetta, segue le nostre indicazioni senza prevaricare, si adatta con un sorriso più o meno smagliante a quelle che sono le nostre scelte, anche se talvolta non le condivide. Diciamo però che ci sono dei giorni, delle situazioni, in cui tutta questa condiscendenza risveglia prematuramente la suoceritudine che c'è in me, che c'è in ognuna di noi - e che salterà inevitabilmente fuori a tempo debito se avete dei figli maschi. Se considerate che sono anche bionda, beh, il quadro disastroso è perfetto! Ecco perché nella mia fase da mamma ho già atteggiamenti da futura suocera nei confronti però della mia, di mamma. Un garbuglio. E com'è possibile tutto ciò?? E' possibile perché talvolta è estremamente complicato scindere il proprio ruolo di figlia al cospetto della propria madre, quando si tratta di gestire i propri figli. Perché noti il movimento impercettibile del sopracciglio che scatta verso l'altro quando rimproveri la tua creatura per un capriccio. Ma come, la volta scorsa per lo stesso motivo avrei dovuto sgridarlo, stavolta l'ho fatto e non andava bene? E via di questo passo, con innumerevoli esempi. Io la chiamo suoceritudine, voi magari vi accontentereste di 'insofferenza', ma essendo mamma di maschi, beh, il riferimento alla 'suocera' ci sta, ha quel certo non so che, quella sfumatura in più che chi condivide la mia situazione forse può comprendere e apprezzare.


Questo è uno spaccato dei miei pomeriggi, delle mie giornate in preda a urla, corse, nasi che colano e strisciate di moccio sui pantaloni rigorosamente ad altezza-nano, macchie indelebili sui vestiti (i miei, ovviamente), pianti e sorrisi, litigi e riappacificazioni. La mammitudine è uno stato dell'essere da cui non si scappa, ma vi assicuro che è una condizione migliorabile... almeno spero!

Simona
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...