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giovedì 29 novembre 2012

Diario di un intollerante: giorno 377

Che poi anche l'intolleranza ha i suoi lati positivi.
Se proprio vogliamo.
In primis la linea.
Mangi miglio come un canarino, albicocche secche come in geriatria, però non metti un etto. Anzi, perdi chili su chili e tutti lì a domandarti con occhietto vispo:"Come hai fatto??"
"Seguo la dieta di Gandhi, tesoro!"
Poi...vediamo...un altro pregio dell'intolleranza?
Ah, sì, la pietas.
Se sei un intollerante, lamentati, strepita, fai sì che tutti si mettano nei tuoi panni di povero mortale che ormai può solo sentire il richiamo della Nutella come le sirene Ulisse ma non può raggiungerla.

Foto da web
In men che non si dica, adorabili amiche-crocerossine da tutta Italia, mosse, appunto, a pietà, ti manderanno squisitezze da ogni dove, rigorosamente gluten e lattosio free (o come direbbe uno dei gemelli A. del chioschetto delle crepes nel Postaccio - ameno luogo di villeggiatura ai piedi della ridente Taormina-, gruten frai. In che lingua lo pronunciasse ancora non ci è dato sapere) per allietare un pò le tue giornate senza pane burro e marmellata (nel senso, la marmellata senza pane e senza burro che ragione ha di esistere??) - Grazie Rosy, grazie Piffi (se qualcuno fosse interessato a fare donazioni, lo scriva nei commenti).
Certo.
Ricominciano a farsi sentire i problemi quando, per un buffet per questo evento qui*


mi trovo a cucinare una torta che ha soli due ingredienti: uova e Nutella.
Quintali di Nutella, dentro, sopra, sotto, di lato e tutt'intorno.
Senza assaggiare, senza leccare il cucchiaio, senza pucciare il dito nell'impasto.
Però sono stoica.
Come ogni buon intollerante che si rispetti.
Del resto, non posso mica pretendere che le dolci signore che verranno a trovarci  si limitino a mangiare stick al sesamo e miele.
Penso al Dalailama e vado in cucina.
La Nutella non esiste.

Post scriptum: L'evento in questione è il nostro Red Lips Tea Party, un pomeriggio spensierato tra amiche vecchie e nuove all'insegna del buon gusto, delle risate e dei dolcetti (giuro, dolcetti normali e non per intolleranti!) dove saranno in mostra le creazioni Narcysa e dove potete provare le deliziose proposte d'intimo, maglioni e pigiami di Antonella e Simona. 
Siete tutte invitate!
Si svolgerà a Catania, presso Intimo363, viale Mario Rapisardi n.363 (zona chiesa San Luigi). Vi aspettiamo e...non dimenticate il vostro rossetto rosso ;)

martedì 20 novembre 2012

Le parole dimenticate.

Foto da web
Oggi mi sono imbattuta, gugolando, in un pezzo del doppiaggio italiano della Carica dei 101, il cartone animato originale del 1961. Ad un certo punto sento: "noi cani non ci intendiamo molto di bellezza muliebre".

Da quanto non udivo questa parola? Almeno dai tempi del liceo classico.

E un bambino di oggi sa che vuol dire? 

Il fatto è che la tv, il cinema, la radio, con il passare degli anni, hanno smesso di avere una funzione educativa e divulgativa (pensiamo a come sia stata importante la televisione negli anni '60 per diffondere l'italiano in sacche di popolazione ancora analfabete o semi-analfabete). Pian piano, invece che cercare di tenere alto il livello del linguaggio, questi media (e si legge media, non midia, perché è una parola latina: è il plurale di medium = mezzo e significa per l'appunto mezzi) si sono adeguati al basso livello della parte più becera della popolazione.

Di questo hanno grande responsabilità in primis le tv commerciali che hanno preferito dare alla massa programmi vendibili piuttosto che programmi di qualità; in secundis noi, che ci siamo andati dietro, ignari delle conseguenze.
La bella lingua italiana, in bocca ai Signori delle televendite e alle Signore "tette al vento", veline primigenie, si è impoverita, imbarbarita, imbastardita. Ha perso congiuntivi, parole, suoni. Si è persa. E per ogni neologismo di internettiana e anglofona derivazione, come ad esempio il "gugolare" che ho usato all'inizio della mia filippica, 10 vecchi vocaboli oramai desueti, lasciano nel silenzio il Dizionario della Lingua Italiana.

Il Trota - Foto da web
La volgarità e decadenza della nostra cultura sono degnamente rappresentate da personaggi a dir poco naïf, che ricoprono (o hanno ricoperto) ruoli istituzionali, creando a molti italiani un grande imbarazzo internazionale.

E su Facebook passano per verità dogmatiche assiomi del tipo "il latino non serve a un cazzo nella vita reale". Ok, sì, è uno scherzo e ci volevamo fare due risate, ma dal latino viene l'italiano e molte altre lingue europee. E aiuta a capire ed apprezzare tanti termini del nostro idioma.

A proposito di vocaboli vecchi e nuovi, vi voglio segnalare un libro della Add Editore: Il Passadondolo di Enrica Caretta. Andate anche a seguire la pagina relativa: scoprirete termini mai sentiti! :)


E per finire da dove ho cominciato... il termine muliebre deriva dalla parola latina mulier = donna, moglie e significa femminile.

Quindi, care lettrici, bionde o brune che siate, questa parola riguarda tutte voi! ;)


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